Oggi, lunedì 3 settembre, si è tenuto un partecipato presidio delle lavoratrici e lavoratori dei Servizi Cup e Recup del Sistema Sanitario Regionale, ed è stata una giornata da ricordare.

La premessa è che si vuole procedere al cambio di appalto nel sistema Cup & Recup, con un taglio di almeno 200€ al mese (su stipendi già bassi) per chi verrà assunto dalla nuova ditta e incertezza occupazionale per gli altri.
Questa vergogna è stata resa possibile da una gara dove la Regione si è “dimenticata” di inserire garanzie totali per i lavoratori da assumere e si è “dimenticata” di considerare i lavoratori di back office. Forte di questo, l’azienda che si è aggiudicata l’appalto ha deciso di scaricarne i costi sui lavoratori, proponendo appunto un taglio degli stipendi.

Il presidio di oggi era stato indetto ad agosto da Cgil, Cisl e Uil, a cui si era accodata l’Usb con uno sciopero. Ma la Regione ha fatto di tutto per evitare la visibilità di una protesta e ha proposto un tavolo tecnico per cercare di risolvere la cosa. Di accordi di questo tipo però, generici e inutili, ne sono stati firmati diversi finora e i risultati sono appunto nel taglio salariale e occupazionale. Cisl e Uil hanno comunque deciso di ritirare la partecipazione al presidio, l’Usb ha accettato di ritirare lo sciopero e così il presidio è rimasto indetto dalla sola Cgil, sulla spinta delle richieste di lavoratrici e lavoratori.

Si è cercato in tutti i modi di divedere i lavoratori per impedirne la protesta. Ci sono state pressioni di tutti i tipi per convincere i lavoratori ad andare a lavorare invece che a protestare in piazza. Ma non è bastato: almeno 150 lavoratrici e lavoratori hanno animato la piazza rumorosamente e con determinazione.

La Regione, durante la mobilitazione, ha incontrato una delegazione composta principalmente da funzionari sindacali, con la quale è stata riunita oltre un’ora. Proprio quando la pazienza si stava esaurendo e le lavoratrici e i lavoratori tentavano di entrare di forza alla Regione, la delegazione è uscita. Una funzionaria Cgil ha spiegato nel più totale e attento silenzio quanto si era “ottenuto”: la Cgil viene convocata il 5 settembre per confrontarsi sulla parte di appalto che riguarda la ASL Roma1.

Pochi, attoniti, secondi di silenzio alla notizia di un “risultato” che nulla aggiunge di concreto alla soluzione dei problemi dei lavoratori ed è scoppiata, fortissima, la protesta della piazza.
Le lavoratrici e i lavoratori hanno espresso la non disponibilità ad accettare tavoli che non risolvono, reclamato l’esigenza di continuità lavorativa e gridato a gran voce la richiesta dell’indizione dello sciopero.

Le lavoratrici e i lavoratori hanno urlato la richiesta che tutti i sindacati superino le loro divisioni, attraverso la convergenza comune sullo sciopero già indetto dai Cobas per il 12 settembre prossimo davanti alla Regione alla Pisana, dove tra l’altro verrà discusso e votato un ordine del giorno per l’internalizzazione degli appalti nella Sanità.
La Cgil ha balbettato la promessa di aderire allo sciopero. Vedremo cosa faranno gli altri.

Come Coordinamento Cittadino Sanità abbiamo portato la nostra solidarietà in piazza con la distribuzione del volantino allegato, nel quale abbiamo lanciato l’idea di una ASSEMBLEA PUBBLICA per VENERDI’ 7 SETTEMBRE ALLE ORE 18:00 presso la SEDE DELL’ALBERONE a VIA APPIA NUOVA 357 (Metro Furio Camillo).
Questo perché ci sembra che finora siano mancati momenti di confronto tra i lavoratori per decidere contenuti e forme delle mobilitazioni. Non vogliamo proporre l’ennesima organizzazione a cui delegare la soluzione dei problemi ma solo offrire alle lavoratrici e ai lavoratori uno spazio di costruzione autorganizzata della vertenza.

Ed è una vertenza nella quale le lavoratrici e i lavoratori possono riuscire a far prevalere le loro richieste, perché hanno una forza enorme dovuta al fatto che se scioperano compattamente possono mettere in ginocchio il sistema sanitario.

Perché l’assurdità di questo appalto (e anche di altri, come quello degli infermieri al Policlinico Umberto I ad esempio) è che il lavoro svolto dalle lavoratrici e dai lavoratori di Cup e Recup è parte integrante ed essenziale del sistema sanitario. Questi lavoratori dovrebbero essere internalizzati e non appaltati.

E questa loro centralità nella Sanità è esattamente la loro forza.

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