Giovedì 16 novembre 153 lavoratrici e lavoratori hanno vinto la prima sentenza di reintegro.

In estrema sintesi il giudice ha riconosciuto che le richieste dell’azienda di peggioramento delle condizioni di lavoro (rifiutate dalle lavoratrici e dai lavoratori poi licenziati a causa di questo rifiuto) rappresentano una discriminazione. L’azienda è condannata al reintegro e al pagamento delle mensilità dal giorno di licenziamento per circa 3 milioni di euro.

L’azienda ha già preannunciato ricorso e nel frattempo ha dichiarato che avendo chiuso la sede di Roma potrà reintegrare lavoratrici e lavoratori solo in altre sedi sparse per l’italia. La classica arroganza padronale.

E’ una sentenza molto importante perché è la prima collettiva (altre 9 sentenze individuali, con scarse prove a supporto di lavoratrici e lavoratori, erano state favorevoli all’azienda), e può rappresentare un precedente utile sia per le altre vertenze collettive Almaviva già avviate sia più in generale per tutte quelle situazioni in cui i lavoratori vengono posti sotto il ricatto peggioramento delle condizioni di lavoro o licenziamento.

Imbarazzanti le dichiarazioni dei soggetti (sindacati sopra a tutti) che all’epoca hanno accettato il licenziamento e oggi dichiarano che è stata fatta giustizia.

Di seguito il comunicato degli “Ex Lavoratori Almaviva”

22 dicembre 2016 – 16 novembre 2017

Dalla notte del più grande licenziamento collettivo avvenuto in Italia ad oggi, i lavoratori di Almaviva Roma, non hanno mai mollato e creduto in un epilogo di verità e giustizia. Soppressi e abbandonati.. tutti spariti dal giorno dopo.. indaffarati in altri accordi al ribasso con smantellamento di altri diritti.

Da oggi non saremo più l’esempio spauracchio, da portare nelle assemblee dei lavoratori posti a scegliere se perdere diritti e salario o il lavoro. Noi abbiamo sempre creduto che un limite alle rinunce va posto, per la dignità delle persone e dei lavoratori e nel rispetto di diritti acquisiti e conquistati in anni e anni di lotte.

Coscienti che solo in Tribunale, la nostra storia poteva avere il giusto riscatto, ieri, finalmente, una importante sentenza positiva… un piccolo passo della nostra lunga e difficile battaglia. Per 153 ex colleghi il giudice ha disposto reintegro per licenziamento ILLEGITTIMO e DISCRIMINATORIO. La verità che in questi mesi non è mai realmente emersa. I lavoratori di Roma licenziati: “.. essenzialmente perche non hanno voluto accettare una proposta che se pur con il consenso ministeriale, se pur in via sperimentale, comportava in realtà, una lesione del loro trattamento economico fondamentale e dello stesso tfr. ..necessario al fine di garantire quella “sufficiente” retribuzione e quella “esistenza libera e dignitosa”, garantito dal, non ancora abrogato, art 36 della Costituzione..”

A onor di cronaca, va ricordato che il vice ministro dello sviluppo economico, Teresa Bellanova, aveva dichiarato, durante il tavolo al Mise, che sul costo del lavoro non avrebbe mai trattato per poi avallare l’accordo al ribasso e la separazione della procedura da Napoli addossando alle rsu romane la responsabilità dei 1666 licenziamenti.

“Diritti incomprimibili”, cosi’ li ha definiti, il giudice, quelli ai quali Almaviva ci chiedeva di rinunciare. Inoltre, lo stesso giudice, afferma che qualsiasi accordo sindacale che avallasse a quella rinuncia sarebbe invalidato se impugnato. Ha disposto il reintegro. Almaviva ha già dichiarato che darà seguito alla sentenza predisponendo il trasferimento dei lavoratori da Roma a Catania, perché ritengono la sede di Roma comunque chiusa. Per noi questo ha il sapore di un altro licenziamento mascherato, per questo ci opporremo con tutte le nostre forze dimostrando il contrario e dicendo che chiudere Roma e’ stato un espediente per raggirare un eventuale sconfitta legale loro, ma non un reale bisogno.

Per inciso nell’ accordo era inserito anche il controllo individuale sulla prestazione lavorativa (art 4 legge 300) tema ancora oggi non regolamentato dagli organi preposti. E anche su questo il nostro diniego.

Licenziamenti, i nostri, che ci hanno proiettato nella disoccupazione e prospettive di lavoro precario.

Chiediamo giustizia e verità perché la nostra lotta è la lotta di tutti e il nostro esempio sia da monito a chi sta distruggendo pezzo per pezzo i diritti e la dignità dei lavoratori.

Basta ricatti, precarietà e politiche fallimentari sul lavoro.

La nostra è la battaglia di tutti e la vittoria sarà la vittoria di tutti!!!

UNITI SI VINCE – Ex Lavoratori Almaviva

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