Per una sanità pubblica, gratuita e umanizzata

Cosa ci aspetta nei prossimi mesi/anni? L’angoscia diffusa che circonda questo interrogativo è palpabile e a poco valgono le rassicurazioni volte a delineare un improbabile ritorno alla normalità, anche perché è proprio in ciò che fino a ieri si è ritenuto “normale” (un modello di sviluppo basato su produzione e consumo illimitato di merci e risorse naturali) che risiedono le cause di questa pandemia, al pari di quelle relative ai cambiamenti climatici e all’inquinamento ambientale.

Tuttavia è proprio l’emergenza coronavirus che ha reso evidenti tutte le crepe di questa società in ogni ambito sociale, facendo precipitare le già precarie condizioni di vita di larghe fasce della popolazione a livelli da cui sarà difficile risalire. Non si tratta, evidentemente, di stilare la graduatoria del “male peggiore”, cioè di stabilire se sia più importante avere un tetto sopra la testa, un lavoro che ci consenta di vivere, od un posto letto quando se ne ha bisogno, ma di prendere atto che questa partita si gioca proprio a partire dal settore sanitario perché, alla prova dei fatti, questo sistema basato sull’esaltazione del “privato”, bello ed efficace, contro il pubblico nullafacente e corrotto, si è dimostrato fallimentare specie nelle regioni dove il processo era più marcato. E questo, senza ombra di dubbio, è sotto gli occhi di tutti.

Siamo in grado di capire che questa diffusa consapevolezza è un’occasione irripetibile per poter invertire i processi di privatizzazione e aziendalizzazione che hanno devastato la sanità pubblica?

Che la gestione tragica di questa pandemia conduca ad un ripensamento profondo di questi indirizzi è tutt’altro che scontato; anzi tutto fa pensare che essi verranno rafforzati e consolidati, visti gli enormi canali di finanziamento aperti verso i vecchi e nuovi speculatori del settore.

Quello che proponiamo quindi, è una riflessione su quanto l’emergenza coronavirus ha fatto emergere e soprattutto su quale siano i percorsi da intraprendere, avendo chiaro che se si riuscirà ad aprire una battaglia vera sulla questione sanità, non sarà ne breve ne “incruenta”, considerati gli enormi interessi in gioco.

Gli obiettivi

Non possono che richiamarsi ad una Sanità di tipo universale, gratuita e umanizzata. In linea generale possiamo individuarne alcuni principi generali:

– ridefinizione del Servizio Sanitario Nazionale (SSN) non basato sui principi dell’aziendalizzazione;

– ricostruzione di una rete sanitaria territoriale capillare, integrata ma non dipendente dagli ospedali;

– rendere il SSN interamente pubblico, a partire dal superamento della convenzione con i medici di famiglia;

– abolizione delle esternalizzazioni di servizi a partire dalle cooperative, società interinali ed affini con l’internalizzazione dei lavoratori:

– abolizione del precariato nella Sanità: vogliamo solo assunzioni a tempo indeterminato a cominciale dagli attuali precari nella Sanità

– cancellazione di tutti i welfare sanitari privati introdotti nei contratti nazionali;

– no all’autonomia regionale differenziata e ridefinizione delle attuali competenze tra stato e regioni.

Ovviamente è solo un elenco di principi che serve a ben poco se non si definisce il percorso, il metodo e soprattutto le gambe sulle quali questa difficile battaglia deve marciare.

Il metodo

Quali sono secondo noi i requisiti indispensabili per avviare questa grande vertenza?

1) Che si formi un movimento ampio, forte, inclusivo, dispiegato non solo nelle strutture sanitarie ma che abbracci le realtà territoriali, e sia in grado di sostenere l’inevitabile scontro.

2) La consapevolezza che tale movimento non può essere rinchiuso in logiche di sigle sindacali od aree politiche, né che venga utilizzato per alleanze tattiche momentanee da abbandonare non appena si è raggiunto un qualche vantaggio elettorale o qualche visibilità per la propria sigla. In altre parole non deve essere la palestra dove esercitare un’’egemonia miserevole nel panorama desolante che ha caratterizzato la scena politica negli ultimi anni.

3) Che sia un movimento conflittuale che non si limiti a dichiarazioni e comunicati di principio ai quali non fa seguito una pratica conseguente. Un movimento che non deve farsi ingabbiare dalla pratica inconcludente dei “tavoli” istituzionali, ma deve imporre nei territori vertenze concrete, unica garanzia per un rapporto non ambiguo con le controparti istituzionali.

4) Nelle sue articolazioni deve avere dinamiche orizzontali includendo anche tutte le competenze necessarie per ridefinire un progetto Sanità che non lasci escluso nessuno.

Questi in sostanza erano i presupposti per cui da circa due anni si è dato vita al Coordinamento Cittadino Sanità e che in verità, salvo alcune lodevoli eccezioni, non ha visto le adesioni che sarebbero state auspicabili. I presupposti del perché ci fosse bisogno di una struttura come questa c’erano già tutti anche prima del coronavirus, ora al di là del nome, l’esigenza è imprescindibile.

Quali iniziative intraprendere a breve termine?

C’è da dire che siamo ancora in piena fase “pandemica” ed il futuro è difficilmente prevedibile sia nei tempi che negli sviluppi. Non esiste ancora alcun farmaco risolutivo ne ci sono previsioni certe di quando potrà essere disponibile un vaccino efficace, se mai lo sarà. Non si sa se ci sarà una seconda ondata e in quali termini e dimensioni si presenterà.

Quello che già sappiamo è che comunque pagheremo a caro prezzo la prolungata interruzione delle normali prestazioni sanitarie, cioè visite, analisi, terapie e trattamenti non legati direttamente all’emergenza in corso. E’ prevedibile perciò che per recuperare questa “sanità perduta” ci venga imposto di recarci presso ulteriori strutture private opportunamente convenzionate, con maggiore spesa pubblica e danno per il SSN.

Questo è già un primo terreno di scontro e occorre pretendere che le strutture pubbliche si attrezzino con assunzioni, acquisizioni di strutture private, presa in carico diretta di servizi come l’assistenza domiciliare, e tutte quelle funzioni di medicina preventiva per rispondere a queste esigenze. L’intramoenia è attualmente sospesa e tale deve restare imponendo la sua non riapertura senza se e senza ma. La visita e/o prestazione sanitaria in tempi congrui non può essere monetizzata.

Altro aspetto è l’accessibilità ai servizi sanitari che deve essere universale il che richiede l’immediata rimozione di tutti gli ostacoli che vi si frappongono, sia di tipo economico che normativo non legati alla cittadinanza, ovvero se si ha o meno il permesso di soggiorno, se si è occupante di casa, ecc.

Se si saprà investire ogni ASL di queste problematiche si potrà determinare la pressione necessaria per costruire quei rapporti di forza necessari ad incidere sulle scelte di politica sanitaria a livello Regionale e Nazionale.

Discutiamone, confrontiamoci ma soprattutto prepariamoci ad una lunga e difficile battaglia.

15 Aprile 2020 Coordinamento cittadino sanità – Roma

FB: https://www.facebook.com/Coordinamentosanita/

E-mail: CoordinamentoCittadinoSanita@gmail.com

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